La gestione delle infrastrutture sta cambiando, e la normativa italiana sta rendendo questo cambiamento sempre più evidente.
Con l’aggiornamento del 2026 delle Istruzioni operative per l’applicazione delle linee guida per la classificazione del rischio, la valutazione della sicurezza e il monitoraggio dei ponti esistenti , approvato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici a seguito di una proposta dell’ANSFISA, il monitoraggio strutturale continuo diventa ufficialmente una componente centrale della gestione della sicurezza delle infrastrutture.
Questo rappresenta un passo importante verso un cambio di paradigma già in atto nel settore delle infrastrutture: il passaggio dalla manutenzione reattiva alla gestione predittiva delle infrastrutture.
Dalle ispezioni periodiche alla comprensione continua
Per decenni, la sicurezza di ponti e viadotti si è basata principalmente su:
- ispezioni visive;
- valutazioni periodiche;
- test localizzati;
- interventi effettuati solo dopo che il deterioramento è diventato visibile.
Oggi, tuttavia, l’invecchiamento delle infrastrutture di rete e la crescente complessità operativa richiedono un approccio diverso.
Le normative aggiornate riconoscono esplicitamente l’importanza di:
- monitoraggio continuo;
- tecnologie di rilevamento avanzate;
- modelli predittivi;
- valutazioni basate sui dati;
- sistemi digitali di supporto alle decisioni.
In altre parole, le infrastrutture non possono più essere valutate solo attraverso ispezioni isolate. Devono essere comprese in modo continuo nel tempo.
Cosa cambia con l'aggiornamento normativo del 2026?
L’aggiornamento all’Istruzione Operativa 6.1.5.3.2 introduce un importante sviluppo per i gestori delle infrastrutture.
Se gli interventi di riabilitazione o manutenzione programmati non vengono completati entro cinque anni dalla prima valutazione di transitabilità, i gestori possono comunque valutare se il ponte può rimanere in servizio a determinate condizioni.
Tra queste condizioni, il regolamento include esplicitamente:
- implementazione di sistemi di monitoraggio strutturale;
- aggiornamento dei sistemi di monitoraggio esistenti;
- definizione delle soglie di allerta;
- analisi continua del degrado strutturale;
- rivalutazioni periodiche della sicurezza.
Il monitoraggio non viene quindi più considerato un’attività di supporto tecnico secondaria, bensì uno strumento operativo strategico per la gestione del rischio infrastrutturale.
Il ruolo strategico del monitoraggio strutturale continuo
La normativa aggiornata mette in luce un principio fondamentale: la possibilità di mantenere le infrastrutture operative in sicurezza dipende sempre più dalla capacità di dimostrarne il comportamento effettivo attraverso dati oggettivi.
Ciò significa che tecnologie come:
- Monitoraggio strutturale della salute (SHM);
- Gemelli digitali;
- analisi predittiva;
- Sistemi di rilevamento IoT;
- simulazione strutturale;
stanno diventando strumenti essenziali per:
- operatori di infrastrutture di supporto;
- migliorare la sicurezza;
- ottimizzare la pianificazione della manutenzione;
- ridurre gli interventi invasivi;
- migliorare la comprensione delle reali condizioni strutturali.
Il monitoraggio continuo consente agli operatori di:
- individuare le anomalie in una fase precoce;
- distinguere gli effetti reversibili dai problemi critici reali;
- monitorare l’evoluzione del degrado nel tempo;
- aggiornare dinamicamente le valutazioni di sicurezza.
Un cambio di paradigma già in atto
Questo aggiornamento normativo rappresenta anche un riconoscimento ufficiale di una trasformazione tecnologica già in atto nel settore delle infrastrutture.
Negli ultimi anni, le tecnologie digitali avanzate hanno reso possibile:
- raccogliere dati in tempo reale;
- integrare il monitoraggio con la modellazione numerica;
- creare infrastrutture Digital Twin;
- automatizzare parti dei flussi di lavoro di analisi ingegneristica.
In questo contesto, il monitoraggio si evolve da osservazione passiva a sistema cognitivo in grado di supportare attivamente le decisioni operative.
Verso infrastrutture più intelligenti e resilienti
Per i gestori autostradali, gli enti pubblici e i responsabili della manutenzione delle infrastrutture, il messaggio è chiaro: il futuro della sicurezza infrastrutturale dipenderà sempre più dall’integrazione di dati, simulazioni e monitoraggio continuo.
L’orientamento definito dalle nuove normative punta verso infrastrutture che siano:
- più connessi;
- più predittivo;
- più digitale;
- più resilienti.
In questo contesto di trasformazione, tecnologie come i gemelli digitali e il monitoraggio strutturale stanno diventando elementi chiave per la gestione delle infrastrutture di nuova generazione.

